L’ultima cosa che ricordo è il vento che mi schiaffeggia il volto. Quello e il mondo che mi sfreccia attorno assumendo via via contorni meno definiti.

Sono primo, almeno credo. Getto una rapida occhiata dietro di me, a qualche centimetro di distanza un tipo biondiccio e alto come una pertica mi insegue. Mi ricorda un po’ Stan Laurel.
Il biondino non mi impensierisce più di tanto, ma è meglio starci attenti, del resto è stato per anni un campione in questo genere di corse. Ma questo era prima che arrivassi io, ovviamente.

Una cosa è certa: sarò io a vincere questa corsa perchè sono più giovane, sono più veloce e poi non ho la faccia come il culo. Taglierò il traguardo per primo e poi magari mi permetteranno di mangiare una bistecca come si deve stasera.

Il biondino tenta di superarmi, non appena mi arriva accanto mi bastano una paio di scatti per levarmelo di dosso. Non gli entra proprio in testa allo spilungone, non c’è più posto per lui in questo mondo. E’ storia passata e lo capirà presto, molto presto.

Il traguardo si avvicina, sempre più veloce. Stanlio continua a provarci, inutilmente. Poi faccio la più grande cazzata della mia vita, lancio un ultimo sguardo al mio inseguitore. E’ tutto teso, il volto arrossato per lo sforzo della corsa e cazzo, giurerei che sta piangendo. Si, sta proprio piangendo.

Così, a pochi metri dal traguardo scoppio a ridere come un coglione. Il biondino con la faccia arrossata, quella stupida smorfia sulla bocca e le lacrime agli occhi sembra proprio Stan Laurel, Sembra Stan Laurel dopo che Hardy l’ha preso a schiaffi, o cose così.
Sono un cretino, non riesco a smettere di ridere, la mia corsa si fa scomposta e i crampi mi prendono allo stomaco. E proprio lì, a un passo dalla fine, Stanlio scatta in avanti e, porcaputtana, mi supera e taglia il traguardo.

All’improvviso sento dei colpi di fucile, o di pistola o di checcazzonesoio. Cado sulle ginocchia, poi il buio.


Incredibile, fregato da Stanlio e Ollio.

Com’è che diceva quel tizio? “Una risata vi seppellirà”. Niente di più vero nel mio caso, soprattutto se si considera che è così che eseguono le condanne a morte di questi tempi.
Bastardi…concedono la grazia solo al vincitore.

“Running the Mile vi aspetta ogni venerdì alle 21:00 sul canale nazionale.
E’ un programma patrocinato dal Ministero della Giustizia.”



Flavio Zaurino, 21 anni, pugliese. Studia lettere all'università degli studi di Bari è, fra le altre cose, un aspirante fumettista. Parole sparse, deliri e miei disegni sul suo blog

3 commenti:

Slum King ha detto...

Mi dispiace ma il racconto pecca di originalità. Questa storia l'ho vista raccontata da Lansdale, da King e giurerei pure un altro. Troppo banale e troppo poco cattivo per essere un racconto che parla di pena di morte. Mi dispiace ma "pollice verso".

neikos ha detto...

Innanzitutto grazie del commento.

Sulla mancanza di originalità: per quanto riguarda Landsdale davvero non saprei, mai letto nulla di suo; per quanto riguarda King invece mi è stata fatta notare una certa somiglianza col romanzo di Stephen King "La lunga marcia" (e anche questo non fa parte delle mie letture...sfortunatamente direi in questo caso) ma ormai avevo inviato il racconto da un bel po'.

Per il resto, la mancanza di cattiveria è del tutto intenzionale, il mio obbiettivo era una narrazione di taglio umoristico-grottesco giocata sul paradosso.

Comunque, ancora grazie delle parole che hai speso per commentare il racconto, fa sempre piacere.

Andrea ha detto...

Bacchilide (fr. 5 Snell-Maehler: «ognuno è poeta per parte di un altro […] non è facile trovare le porte di parole mai dette»

Anche vedendo il racconto come declinazione di un'idea già usata in precedenza mi è sembrato ben scritto e non privo di una certa freschezza.

A me non sarebbe mai successo: Stanlio e Ollio non mi hanno mai fatto ridere... ;-P