Con la punta delle dita sudate, sfiorò l’acciaio freddo.
La sabbia del deserto aveva ricoperto gli stivali marroni, consumati, di una patina che col vento s’era incrostata. Gli speroni erano vecchi, non suonavano quasi più in quel loro metallico girarsi e sbatacchiare.

*

Lo chiamavano Lo Svelto.
Ma in verità era solo uno troppo stanco per andare avanti sapendo le cose che sapeva, avendole provate sulla sua pelle. Perché di cose, Jimmy Dee, ne aveva provate e viste davvero tante.
A quattro, cinque anni, suo padre l’aveva messo sopra un cavallo, un pezzato bianco e marrone che faceva molto indiano apache. Gin, così si chiamava, come lo stritola budella che si scolava ogni tanto il padre con gli amici.
Ma il signor Dee morì presto, in un duello per l’onore e per la vita, una pallottola piantata dritta nel petto, già, un duello di quelli da non dimenticare.
E Jimmy non aveva dimenticato.

“Più veloce, ecco l’unica cosa che ti salverà le chiappe quando ne avrai bisogno.”
“Già, ma non riesco ancora a colpire nessun barattolo.”
“Figlio, adesso ascoltami. Sguardo di ghiaccio, mano distesa come la prateria, cuore di miele per la tua donna e mente limpida. Non ti serve altro. Cercheranno di farti il culo parecchie volte, e anche se sono ubriaco ti sto dicendo la verità. Ti sto spaventando, e tu ti devi spaventare. Lo sai perché?”
“Io… Non lo so.”
“Perché sei un piscia sotto! Sei ancora piccolo, ma io lo so, ah sì, diventerai come tuo nonno.”
“Che aveva il nonno?”
“Be’, piccolo moccioso, non solo tuo nonno era un grand’uomo, ma si dà il caso che fosse una delle pistole più veloci del West.”
“Le pistole sparano.”
“Almeno questo l’hai capito.”
“E sono fredde.”
“Esattamente, figlio. L’acciaio più freddo che le tue dita toccheranno mai. Di più freddo, ricorda,, c’è solo la morte.”

Jimmy era diventato un ragazzo vivace, birbante e affascinante, di quelli per cui si perde la testa.
La sua pistola era un ferro vecchio, acciaio freddo dentro una fondina di pelle sdrucita e consunta. La pistola del padre, la fondina del nonno.
La fondina del padre, la pistola del nonno.
Non se lo ricordava più, ma non aveva tanta importanza, perché Jimmy Dee, quando sparava, non aveva pensieri, viaggiava come la luce, e la mano era un unico pezzo di carne mischiato all’acciaio.

“Ehi, ragazzino. Che diavolo ci fai nel Saloon?”
“Bevo, vecchio.”
“Beve, dice lui! Sentitelo, il signorino Dee. Ma vattene che non hai neanche i soldi per una puttana.”
“No, non cell’ho i soldi per una puttana, ma bevo lo stesso. E soprattutto, io, non me ne vado.”
“Wo! Accidente Jimmy Dee è cresciuto in fretta! Ma a quanto pare va a rilento con certe cose!”
“Magari gli piacciono alte cose!”
“Già, forza, facci vedere che sa fare! Sam va al piano, Jimmy Dee vuole ballare.”
“Amico, lo sai perché non ho soldi per le puttane?”
“No, perché?”
“Perché contavo che tu, da cliente abituale, potevi chiedergli di farmi credito. Perché, diciamocelo, non è forse quello il tuo ambiente naturale?.”

Solitamente Jimmy era un provocatore, ma solo esclusivamente perché Jimmy era un cowboy, e i cowboy se ne fregano della gente e delle regole.

*

La fondina era aperta, l’acciaio gelido come le cosce della puttana che s’era fatto la notte prima.
Il vento pallido e caldo cominciò ad alzarsi.
Non passava nessuna balla di fieno, e Gin nitriva distrattamente da vicino l’abbeveratoio.
Jimmy Dee era stanco, le sue sparatorie erano leggenda, le donne non gli erano mai mancate; tutta la sua vita era stata un drink troppo forte, un cocktail mischiato di eventi e sangue, cavalcate e notti stellate, morti, morti e ancora morti.
Ma Jimmy Dee adesso era arrivato al capolinea, quella volta la velocità non bastava.
Lui era velocità.
Lui se ne nutriva, la respirava, la emanava.
Jimmy Dee era un cowboy di quelli che non trovi più, di cui leggi un libro o un racconto e poi te li dimentichi.
Jimmy Dee estrasse la pistola, l’altro non la vide neppure, o forse intuì un luccichio.
Acciaio e nient’altro.



Elena Cecchini nasce in una fresca mattina di Maggio dell’83 in quel dell’isola Tiberina. Cresce, poco, tra libri di ogni genere coltivando allo stesso tempo l’amore per la letteratura e per lingua anglofona. Si laurea infatti in traduzione e letteratura inglese traducendo per la tesi “Shadow Dance” di Angela Carter, mai tradotto in italiano. Al momento traduce fumetti della DC comics per la Magic Press e nei ritagli di tempo si dedica alla sua passione scrivendo… quello che le passa per la testa!

10 commenti:

Ele ha detto...

oh mi lascio il commento da sola! :D

dai, dai, solo per aggiungere il link al mio BLOG!!

manu ha detto...

"Più veloce, ecco l’unica cosa che ti salverà le chiappe quando ne avrai bisogno.”
“Già, ma non riesco ancora a colpire nessun barattolo.”
“Figlio, adesso ascoltami. Sguardo di ghiaccio, mano distesa come la prateria, cuore di miele per la tua donna e mente limpida. Non ti serve altro. Cercheranno di farti il culo parecchie volte, e anche se sono ubriaco ti sto dicendo la verità. Ti sto spaventando, e tu ti devi spaventare."....WOW!ELENA!fantastico!Sono la Manu del Mare,Porto Coda Cavallo...Come stai????Ti voto!

Spiridion ha detto...

Bang Bang....
Quella delle pistole è una velocità che fa male..

Complimenti!!

Ps. Ma che ti fanno tradurre quelli della Magic? Dicci dicci..

Ele ha detto...

Per prima rispondo a Manu!
Ciaoooooo!!! Grandissima! spero che stai bene, poi mi devi dire come ci sei finita qui!!! :)
Mi fa davvero piacere!!!

@spiridion: eh, questo poi è un personaggio che ho in mente da un pò... dico solo che tornerà sul mio blog, probabilmente!

Per il discorso Magic, ho tradotto un volumone raccolta di Catwoman, scritto da Brubaker che detto tra noi è davvero fichissimo, ergo.. compralo!
e poi delle mega raccolte di Birds of Prey, il tutto di prossima pubblicazione... In ogni caso, spero di aver fatto un lavoro buono!! Ma voi lettori siate clementi!! :P

manu ha detto...

Ciao Ele!!!Mi ha consigliato un certo Geppo!hihihi!Tra l'altro ho pubblicato sul mio Space alcune frasi dei vostri racconti con il link al blog!Se hai voglia fatti dare il mio contatto su msn dal Patatino così ci famo du chiacchere che è davvero una vita che non ci si sente nè ci si vede!

Fabrizio ha detto...

Lo sai che se il pianista non si chiama SAM, non è un cazzo di pianista serio, vero?
Io sono assolutamente convinto che nel West ci fosse una setta di pianisti immortali (NESSUNO SPARA AL PIANISTA! :) chiamati tutti Sam.

Tu entri nella setta e ti chiami - chessò - Zebediah. E loro, per mondarti dai peccati ti cambiano il nome. E diventi Sam. Il pianista che non muore mai, ma che non può mai essere il protagonista di un western. Perchè se suona, suona. Non spara! :P

Posso erigerti un monumento per la traduzione delle Birds of Pray? No, perchè io per Huntress ho sempre avuto un debole... 8-0

Saluti

Fab

IL GABBRIO ha detto...

Commento ora ma l'ho letto da un pò e poi me lo sono riletto (ora, appunto)!
Ti confermi una fuoriclasse del dialogo!!!
Bello, come sempre!!! ; )

Federico ha detto...

braverrima!
ti voto!

Ele ha detto...

ritardataria come sempre nel rispondere!
@fabrizio: il pianista OVVIAMENTE c'è! almeno nella mia testa! questo del raccontino è un personaggio che ho in mente da un pò, e pian piano sono arrivati una serie diversa che prima o poi vedranno la luce! e guarda tu il caso, una delle idee era proprio quella del cazzo di pianista che non sta sull'oceano ma che poraccio rischia sempre la pelle per fare solo da contorno!!quindi... chissà che verrà fuori nel futuro!
Per le BOP non fare monumenti...te prego! spero di aver fatto un buon lavoro, ma come sai, io traduco...ma non sono io che controllo le cose dopo la consegna, quindi spero nel meglio!!

@gabbrio
sempre troppo buono!!il tuo cmq mi è piaciuto parecchio!!!

@federico
grazie del commento!

Valeria ha detto...
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